Gennaio 11, 2019

Nonno Gelo : il Babbo Natale dell’Est #2

By Manuela Capece

In Italia l’arrivo della simpatica vecchietta e delle sue calze hanno riposto nel cassetto vacanze e cenoni. Invece, in molti paesi slavi ortodossi ancora si vive il periodo di festa. Giorni fa con il Natale e ora c’è fermento per il Capodanno, di cui il caro Nonno Gelo è protagonista. Nello scorso appuntamento avevamo tutti sognato il barbuto personaggio slavo, attraverso la fiaba tradizionale russa. Ma chi è realmente Nonno gelo?

Per cominciare, non era un santo bensì un demone.

Si chiamava Morozko e aveva l’attitudine di gelare le persone. Protagonista di assideramenti, il nostro poteva vantarsi di numerosi decessi dei dissennati che si avventuravano per i boschi e dei bambini che si perdevano .Il sito to-name.ru ci fornisce questa definizione “ Мороз (Морозко)è una divinità slava (elemento della natura), il signore del freddo invernale. Мороз è il figlio di Mara – la morte- e il saggio Veles. Fin dai tempi antichi gli antichi slavi lo hanno raffigurato come un uomo vecchio. Il suo respiro produce forti gelate. Le sue lacrime sono ghiaccioli. La brina sono parole congelate. I capelli sono nuvole di neve. La moglie di Мороз è la stessa Terra. Gli aiutanti sono i Мароссы (Трескуны). In inverno Мороз attraversa i campi, le foreste, le vie e bussa con il suo bastone. Con questo colpo, i fiumi e i ruscelli si sono ghiacciati. E se urta il bastone contro lo spigolo di una isba, sicuramente la trave si spezza. Морозко non è amato da quelli che tremano e che si lamentano dell’inverno. Concede agli allegri e felici una forza del corpo e un colore caldo. Da novembre a marzo Мороз è così forte, che anche il sole davanti a lui è timido.

Quando parliamo di demoni dobbiamo accantonare il significato che abbiamo noi neolatini, in questo caso il protagonista di fiabe e leggende del folklore russo, il demòn Morozko è essenza, è forza della natura, è qualcosa che trascende il bene o il male, apparteneva alla categoria dei démony e non era quindi propriamente malvagio, ma un elemento di equilibrio tra il bene ed il male, inflessibile verso gli immeritevoli ma indulgente verso le persone di animo mite. ( Il demonio inteso come funesto sobillatore del male e del peccato, è detto invece бес (bes). La fiaba di Alexander Afanas’ev , appunto, illustra perfettamente la natura del barbuto dagli stivali di feltro.

Da dove viene Nonno Gelo? Non ci sono date e fonti precise, e tanti rivendicano la nazionalità dello scaltro barbuto e, nel marasma delle tradizioni e mitologie, rimarrò solo nel campo slavo.

L’avanzata del cristianesimo ha gettato ombre e segnato una battuta d’arresto nella tradizione mitologica pagana slava, e le divinità cominciarono a retrocedere in favore del nuovo credo religioso. Un credo che non concepiva figure sinistre, e anche il nostro Morozko, per non finire nel dirupo dell’oblio dovette adattarsi ai nuovi costumi, affrancandosi dalla sua “malvagità” e dall’attitudine di congelare i girovaghi, arginando la sua attività nella consegna dei doni, pur continuando ad impersonare l’arrivo del freddo, dell’inverno, della neve e delle lunghe notti buie. Morozko divenne così il buon Ded Moròz (Дед Мороз), Nonno Gelo.

A partire dal XVIII in Russia si cominciò a diffondere il il culto del vescovo di Myra San Nicola (si, lo stesso di Bari), tuttora patrono della Russia, il quale portava doni ai bambini la notte del 6 dicembre. La sua diffusione alimentò il desiderio di un “Babbo Natale” russo, sicché con lo Zar Alessandro II il nostro Nonno Gelo mutuò da San Nicola la tradizione di regalare doni ai bambini durante le festività. Il passaggio di Nonno Gelo fu invece fissato per il 31 dicembre, notte di Capodanno, ricorrenza molto sentita in Russia, festeggiata fastosamente e anche pittorescamente. Nel mondo occidentale San Nicola(con tutte le sue rappresentazioni tradizionali in qualità di portatore di doni) si è trasformato gradualmente nell’attuale alter ego laico Babbo Natale. In Russia il Santo è rimasto tale nell’ambiente religioso, mentre Nonno Gelo diventa protagonista indiscusso come portatore laico di doni.

Nonostante le somiglianze tra Babbo Natale e Nonno Gelo, quest’ultimo è slanciato, vestito con la classe e la sontuosità di uno Zar. Con i suoi valenki(tradizionali stivali in feltro), copricapo regale e l’irrinunciabile bastone di ghiaccio si avventura temerario nella neve. Aveva capelli e barba color grigio/argento, colore associato non solo alla vecchiaia, ma anche al potere, alla ricchezza, alla prosperità. Aveva guanti bianchi con ricami d’argento, simbolo di purezza e sacralità. Indossa un cappotto rosso o azzurro con motivi invernali ( un po’ di Morozko è pur sopravvissuto). Amav muoversi a piedi oppure viaggia a bordo di una slitta trainata da tre cavalli, la tradizionale trojka. Finalmente poteva vivere tranquillamente, con buona pace tra la tradizione mitologica slava e la tradizione cristiana. Ma il XX secolo non tarda a venire, e con esso tutte le trasformazioni turbolenti, gli anni bui e di trasformazioni. Le profonde tensioni sociali portano alle rivoluzioni russe, come ben sappiamo concluse con la caduta dell’Impero e la salita al potere dei Bolscevichi durante il famoso “ottobre rosso” del 1917. Com’è noto ai più tra gli obiettivi dei Bolscevichi c’era l’abolizione totale della religione e di tutte le sue componenti, “l’oppio dei popoli”. San Nicola di Bari venne abilito immediatamente, in quanto simbolo dell’avversata chiesa cristiana, ma anche il nostro Ded Moròz non ebbe vita facile, in quanto manifestazione di credenze pagane e mitologiche, incompatibili con l’ateismo universale anelato. Accusato d’esser “alleato di preti e kulaki” venne bandito nel 1928 insieme agli alberi di Natale e a tutti i simboli religiosi. Il Natale, il Capodanno russo, e tutte le altre festività non ebbero posto nel rigoroso “calendario rivoluzionario” introdotto nel 1929, le cui settimane erano composte da 5 giorni, per elidere la domenica come giorno di riposo e del Signore. La velocità del cambiamento non riuscì a sopraffare in toto secolari tradizioni proprie di un popolo e liberarsi di Nonno Gelo non fu cosa semplice. Il regime dovette urgentemente rivedere le proprie posizioni. Pavel Postyshev, segretario del partito comunista ucraino con una lettera pubblicata sulla Pravda, nel 1935 chiese il ritorno degli “alberi del Nuovo Anno” (Natale rimaneva sempre una parola da non pronunciare) e nel 1937 riabilitò Ded Moròz, a patto però che lavorasse per il regime. Dovrà fare il giro delle piazze dove i bambini lo aspetteranno riuniti sotto l’abete di Capodanno allestito dal Komsomol, il comitato giovanile locale.

Ricorda lo scrittore russo Victor Fischer: «Mi ricordo l’emozione e l’allegria a Mosca allorché la triste politica che vietava la celebrazione delle festività tradizionali fu invertita in un solo giorno. Gli abeti inondarono la città e le decorazioni a lungo nascoste emersero in addobbi luminosi.»

Il sito www.laputa.it descrive così il primo giorno di riabilitazione di Nonno Gelo “Il primo giorno di lavoro, il capodanno del ’37, fu un disastro: gli alberi erano spesso addobbati con candele per mancanza di corrente elettrica e i costumi di bassa qualità utilizzati dai figuranti prendevano fuoco. A Novo–Nikolaevsk due funzionari del Komsomol furono avvolti dalle fiamme, una ragazzina di dodici anni perse la vita a Slobodskoj (vicino a Kirov), in tutta l’Unione Sovietica si registrarono 39 morti e svariati ustionati, per lo più bambini. Nonostante l’inizio difficile, Nonno Gelo continuò a distribuire i doni nelle piazze con gli auguri di Stalin. Inizialmente indossava la tradizionale mise azzurro–ghiaccio per distinguersi dall’omologo occidentale; in seguito però fu tollerato anche il rosso in quanto colore della bandiera rivoluzionaria e Nonno Gelo finì così, paradossalmente, per assomigliare ancor di più all’odiato Babbo Natale capitalista”.

Siamo vicini allo scoppio del secondo conflitto mondiale e nel 1940 l’Urss entrava ufficialmente in guerra e anche Nonno Gelo ne doveva far parte ; in fondo, lavorare per il regime avrebbe potuto tradursi solamente nella semplice distribuzione di doni ai figli dei membri del partito? Tolte le sontuose vesti dai richiami invernali, messa a riposare la sua amata trojka, Nonno Gelo indossa il colbacco dell’Armata Rossa, la tel’njaška e regala una scarica di bombe ai nemici.

Nonno Gelo porta i regali al nemico” recita con macabra ironia la filastrocca su una cartolina augurale, mentre porge i “suoi doni” alle forze nemiche dell’asse. Dall’altra parte dell’oceano, anche il corrispettivo occidentale Santa Klaus, da sempre bonario, simbolo di pace e gioia, lascia il suoi abiti tradizionali per imbracciare il fucile. Non vogliamo esser di parte, ma Nonno Gelo rassicura molto di più del pacioccone Babbo Natale in tempi di guerra. Non dobbiamo dimenticare le sue origini, Morozko era la personificazione dell’inverno ed è risaputo che l’inverno ha sempre giocato a favore dei russi durante battaglie e guerre, tanto che venne chiamato Général Hiver dalle truppe napoleoniche sconfitte nel 1812.

Parimenti il Generale Inverno immobilizza il fronte orientale durante la prima guerra mondiale sconfigge le truppe del III Reich durante l’Operazione Barbarossa nel 1941.

Può finalmente tornare alla sua consuete attività il temerario Nonno Gelo?Assolutamente no! Durante la Guerra Fredda, Est e Ovest competono tra loro su diversi fronti, soprattutto nel campo della conquista dello spazio(di cui avevo parlato nel mio primissimo articolo). Nonno Gelo si trova perfettamente a suo agio in quegli anni di velocità e conquiste verticali. Nella corsa e nella conquista dello spazio, la tradizionale trojka è ancora a riposo, lo scaltro e inarrestabile Nonno cavalca intrepido razzi, missili e altri strumenti spaziali. Corre anche lui, sempre più veloce, verso lo sfavillante futuro socialista.

Bene, e siamo giunti anche alla fine di questo incontro, o forse no. Avete notato che, mentre il nostro Babbo Natale opera in solitaria, il corrispettivo slavo è accompagnato sempre a una giovane fanciulla dalle lunghe trecce bionde? Nonno Gelo invece arriva quasi sempre accompagnato da Sneguročka (Снегурочка), che significa “Fanciulla delle nevi”.  Sempre da Laputa.it “Figura ricorrente in fiabe e leggende popolari, Sneguročka ha origine nelle antiche credenze pagane e rappresenta ancora una volta l’eterno alternarsi delle opposte forze della natura. Sarebbe infatti figlia dell’inverno e della primavera, unitisi carnalmente in quell’unico giorno all’anno in cui si incontrano per il naturale avvicendarsi delle stagioni. Sua madre è la giovane Vesna, personificazione della primavera e dea della bellezza. Suo padre — l’inverno — altri non è che quel vecchio marpione di Morozko, alias Ded Moròz: la piccola Sneguročka sarebbe quindi tecnicamente figlia di Nonno Gelo.

Ora possiamo salutare Nonno Gelo fluttuante, in attesa della sua notte di Capodanno.

Non c’è vento che si scateni sulla pineta,

Non con le montagne si mettono a correre i ruscelli,

Il Gelo-governatore la ronda

fa dei suoi possessi.

Guarda se le tormente hanno coperto

bene i sentieri delle foreste,

e se non ci fossero crepe, fessure,

e neanche il terreno nudo.

(…)

Va, per gli alberi cammina,

Scoppietta per l’acqua gelata

E il sole abbagliante gioca

con la sua barba ispida

Fonti e immagini fluttuanti

www.laputa.it

www.marinaraccar.com

http://zerkalo-mitomania.blogspot.com/

www.eastjournal.net

http://www.severinobaraldi.it/