Dal Collegio Illirico-Ungarico al Collegio Venturoli : storia di un crocevia culturale.

Le ferie agostane stanno volgendo a termine ed è tempo di rimettersi a lavoro e di volgere nuovamente lo sguardo verso Est. Una prima novità di questo nuovo anno è la creazione di una nuova sezione/categoria : “Collaborazioni Fluttuanti”. La mia attività presso l’Associazione Amici della Certosa di Bologna e la collaborazione con il progetto Storia e Memoria di Bologna hanno aperto altri varchi fluttuanti. L’Emilia Romagna e Bologna sono un carrobbio ricco di scambi e luoghi simbolici. Come il vecchio Collegio Illirico-Ungarico, oggi noto come Collegio Venturoli.

Nei secoli passati i rapporti tra Bologna e l’antica regione illirica, soprattutto con la Croazia e la città di Zagabria, furono intensi e fruttuosi. Sin dal sorgere del suo Studio, Bologna, in quanto erede del diritto romano e interprete dei testi, attirò diversi studenti, italiani e non. Senza remora alcuna, possiamo affermare che Bologna giocò un ruolo di avanguardia nella formazione civile dell’Europa moderna, realizzando una vera e propria unificazione culturale del continente tra il secolo XII e il XVI. Durante quei secoli sorsero diversi collegi per permettere soggiorno e studio agli studenti stranieri. Il 1500 fu un secolo tormentato per la storia europea, si acuivano i nazionalismi, la riforma protestante si affermava in più territori, sorgevano atenei strettamente diretti dalla protezione del sovrano, la stessa Dotta era imbrigliata nei gangli dello stato ecclesiastico che tarpava le ali alle liberi associazioni studentesche relegate a pura e mera presenza formale. Nonostante la realtà angusta, Bologna continuò ad attrarre gli sguardi dell’Europa, come testimoniano i diversi collegi nati per permettere lo studio a studenti stranieri.

Tra questi figura il Collegio Illirico- Ungarico. La fondazione fu promossa da Paolo Szody, la cui idea risale al 1537, durante il suo soggiorno a Bologna. Qui ebbe modo di frequentare il cardinale Bonifacio Ferrero, legato pontificio, impiegato proprio in quel momento nella costituzione di un collegio per studenti di alcune diocesi piemontesi. Lo Szody visitò personalmente i luoghi scelti dal legato e forse alloggiò proprio nella palazzina bentivolesca della Viola, edificio di maggior prestigio scelto da Ferrero. L’impressione positiva ricevuta dai collegi universitari bolognesi condusse lo Szody a voler dar vita ad un istituto per ospitare studenti originari di alcune diocesi ungheresi e croate.

La realizzazione avviene tra il 1550 e il 1556 quando i suoi rappresentati acquistarono in via Centotrecento delle case da adibire come sede del collegio per giovani illirici e magiari . Giuridicamente era sotto la protezione imperiale, sotto la vigilanza dell’arcivescovo di Bologna, ma la nomina degli allievi e del rettore spettava direttamente alla Cattedrale di Zagabria. Nel 1699 il Collegio vide l’aggiunta di nuovi appartamenti per il numero accresciuto di studenti (si arrivò a trenta studenti). Il Senato bolognese definì la struttura una “gemma per la città”, rinvigorendo sempre di più i rapporti di amicizia e di stima per i croati e la nazione croata. Inoltre vennero concesse esenzioni e privilegi, riconoscendogli implicitamente uno status condiviso dai soli collegi più antichi. Il collegio divenne sempre più un importante centro di formazione per gli esponenti della borghesia e della piccola nobiltà magiara e croata rimaste fedeli alla Chiesa di Roma e alla Casa d’Asburgo. Tra gli studenti vi furono anche membri di illustri famiglie magnatizie, come i Draskovic e gli Erdody, che sostennero cariche importanti una volta tornati in patria. Il successo degli ex-allievi convalidò la fama del Collegio e delle scuole bolognesi nei rispettivi paesi di origine. Lo Studio di Bologna divenne l’università dei giovani originari delle diocesi meridionali dell’Ungheria per circa duecento anni.

L’attività del collegio cessò per volere di Giuseppe II d’Austria, che impartì nuove direttive sull’insegnamento e il 12 dicembre 1781 vietò agli studenti di recarsi all’estero per motivi di studio. Il 14 dicembre dell’anno successivo il collegio terminò la sua attività, ponendo fine a quel secolare e florido scambio culturale. Dopo alcuni passaggi di proprietà, nel 1822 per volere dell’architetto Angelo Venturoli, vi si costituì un collegio dedicato al sostegno di giovani artisti, compito oggigiorno svolto dalla Fondazione Collegio Artistico Venturoli, che custodisce anche l’importante Archivio Venturoli.

Questa è solo una preview di questo nuovo anno. La Zastava Yugo fluttuante è pronta per ripartire.

Postum Scriptum  Questo articolo è stato già pubblicato sul portale storiaememoriadibologna.it