Il futuro dopo Lenin. Viaggio in Transnistria: la Lonely Planet firmata Volna mare

Addio, Transnistria. Quando arriverà, che il capitalismo ti sia lieve”. “Come se non fosse arrivato, eh? Altro che bastione del leninismo, la Transnistria è una scenografia, un villaggio Potëmkin. Il comunismo è rimasto lì per fare da fondale, come rimangono in armadio i vestiti della gioventù, che ora vanno stretti, ma senza ci si trova nudi”. Con queste parole Volna Mare si congeda e si lascia alle spalle il piccolo stato non riconosciuto dalla comunità internazionale.

Volna mare è un collettivo composto da Martina Napolitano, la Hermes del trio, friulana orgogliosa dei suoi natali a Est dell’Italia, dottoranda in slavistica, appassionata di avanguardie, dello spazio post-sovietico in generale e caporedattrice di East Journal, è grazie al suo feticcio per le lingue slave che le situazioni più ingarbugliate finiscono con lieto fine. Marco Carlone, sabauda d’origine, combatte il passare del tempo con la passione per i treni e locomotive, antiquati e non, con la sua inseparabile macchina fotografica viaggia in lungo e in largo per l’Ex Jugoslavia e poi per l’Est continentale, viene iniziato al serbo-croato e si consegna alle delizie della cucina balcanica. Simone Benazzo, valtellinese, dapprima semiotico nella Dotta, poi a Varsavia al Collegio d’Europa, ha l’illuminazione a Sarajevo, esportatore (legale o illegale non si sa) di Braulio all’ESTero, dei cui paesi si occupa di politica, di nazionalismi, di islamobofobia e scrive per numerose riviste note. Con tre percorsi e punti di vista diversi, ma complementari, il trittico nordico a bordo di un Suv bianco targato Sondrio, puntato verso Levante, trascorre le ferie in un luogo piuttosto inusuale : la Transnistria. Sconosciuta ai più, qualcuno la collega a Educazione siberiana di Salvatores, taluni ai titoli sensazionalisti e acchiappalike come “l’ultimo baluardo del comunismo” ,“il buco nero d’Europa” e chi, come la sottoscritta, la conosce e vorrebbe capirne di più.

La “Lonely Planet” targata Volna mare è un viaggio nelle lande della storia e della memoria spogliate dai luoghi comuni e dall’ufficialità, Su quelle lande dell’Europa centro-orientale dove la Storia si è sbizzarrita, forse come mai altrove, a mischiare popoli e incrociare confini”.

Scorrevole, lineare, dona pillole di storia e società anche a chi digerisce male la manualistica, ogni pagina invita a leggere la successiva, sembra di calpestare il suolo di questa terra de facto e delle altre, sembra di perdersi nell’orizzontalità estesa delle pianure centro orientali, sembra di sentire addosso la staticità e l’immobilità della burocrazia della dogana del paese inesistente.

Tutto ha inizio nella piena afa torinese di quella torrida estate del 2017, insieme a del sano luppolo che non guasta mai. Dove trascorrere l’estate? Dai parenti di Nicolaj Lilin, in quelle terre viste da lontano come “terre di Vodka e Lenin”. Saggia decisione, in quanto hanno dato vita al primo libro in italia nel cui titolo è presente la voce Transnistria, dove “come in ogni Paese del mondo, la maggioranza della popolazione esiste e sussiste cercando semplicemente di sbarcare il lunario”, e non una terra di corruzione, anarchia, dove la vita fa ogni secondo asintoto con il pericolo. Grazie ai pernottamenti e alle soste durante il lungo percorso, abbiamo modo di abbandonarci in altre realtà locali, conoscere provincialismi poco noti, oltre che lasciarsi alle spalle altri luoghi comuni che vigono su di essi. Non può non cominciare con un passaggio in Ungheria, tra glorificazione dei fasti del passato e damnatio memoriae della storia recente, soprattutto dal 2010 con Orban. La rimozione dei decenni del comunismo, la cui esistenza è stata del tutto eliminata dalle le strade, relegata solo all’interno del Memento Park, museo a cielo aperto, un non luogo, inerpicato in un limbo atemporale. Ad ogni rimozione corrispondono spesso magnificazioni, revisionismi e riabilitazioni. Come accade con la figura sinistra dell’ammiraglio Horthy e il Monumento alle Vittime dell’Occupazione Tedesca, in cui l’Ungheria viene rappresentata con l’innocenza dell’Arcangelo Gabriele, vessata, occupata, umiliata dall’aquila nera nazista. Dopo il seminario sull’Ungheria ai tempi di Viktor, il muso della Hyundai riprende il suo glorioso viaggio. Date le distanze notevoli, perché non pernottare sempre nei luoghi consigliati dalla Top Ten Lonely Planet 2017? Miercurea Ciuc, città capoluogo al centro della Transilvania romena, darà vitto e alloggio ai tre. Zona in cui si respira l’aria pesante, mai filtrata, dl post Trattato di Trianon, in seguito al quale il Regno d’Ungheria perse buona parte dei suoi territori secolari. I secleri che vi abitano da secoli, ne son l’esempio.

Accantonato il caos generato dal Triaron l’Est chiama, e con esso altri marasmi linguistici, sociali e politici. ”Per ora abbiamo beccato cartografi revisionisti ungheresi, depositi di monumenti socialisti alle periferie di Budapest e magiari padani di Romania. Cosa ci aspetta adesso?”

Lasciatesi alle spalle le dodici stelle della bandiera europea, fanno sosta a Chişinău,per provvedere al ristoro, in termini di vettovaglie e riposo. La Transnistria si avvicina sempre di più, ma meglio procrastinare il momento delle presentazioni. Non solo per la suspance del lettore, ma anche per addentrarsi in quel Sud moldavo, pullulante di minoranze obliate e sconosciute.

E’ una terra di transito, senza grandi barriere fisiche. Sembra di stare in Bosnia”. “Multi-etnia portami via : un villaggio è romeno, quello dopo gagauzo, quello dopo ancora bulgaro”.

Dapprima l’Unità Territoriale Autonoma di Gagauzia, con capoluogo Comrat, in cui vengono accolti dalla statua del padre dei turchi Atatürk. Regione a maggioranza turcofona, gode di una buona autonomia, al fine di evitare guerre e secessione, come avvenuto in Transnistria, proprio verso la Turchia volge il suo sguardo e dalla stessa riceve fondi e aiuti. Continuando per questa Torre di Babele moldava, la geografia ci regala la Taraclia. Regione moldava con 28.000 i bulgari, con uno statuto speciale proprio per il peso culturale della presenza bulgara. Altro astio verso Chişinău?No, perché vorrebbero esseri il più moldavi possibile, finanziandosi da soli l’istruzione per l’apprendimento della lingua romena. Ma le barriere restano fisse lì dove sono, e la comunità diviene sempre più esigua e causa dell’emigrazione giovanile. Questi nazionalismi vengono dipinti diversamente da quello che sono. Qui in Moldavia è cominciato lo smantellamento dei luoghi comuni, che culminerà a Tiraspol’. E’ il momento di approdare sulle sponde del Dnestr, dopo aver assaggiato in tutte le salse la pletorica burocrazia sovietica al confine, da cui ne escono grazie a Martina. “Bandiere internazionali si mescolano a simboli di quella che fu l’Unione Sovietica: falce e martello, busti di Lenin, vecchie mappe baluginano qui e lì tra un po’ di polvere nella penombra delle stanze”. Così viene descritto il Lenin Street Hostel gestito da Dmitri, ex attivista Ong, ora gestore dell’ostello nella capitale transnistra,dove alloggiano molti dei turisti. Un paradiso per nostalgici, e veneratori di un mondo che non c’è più. “Mi piace pensare che una volta questi simboli avessero un significato univoco per molte in tutto il mondo. Con cosa si è sostituito questo, oggi?Con il simbolo della Coca-Cola?E’ forse meglio?”. Spinti da fame, sete di birra e curiosità, comincia l’esplorazione della capitale. Contro le aspettative di tutti, nessuna sparatoria, nessun figuro di Seme Nero, nemmeno negozi di cianfrusaglie,anzi. Ci sono Frozen, Cars Winnie the Pooh che hanno portato il capitalismo nelle vetrine dei negozi transinistri. Una vetrina capitalista all’interno di una chrushevka. Dopo il rifocillamento e qualche birra non filtrata(avete letto bene, altro che pils da bettole) la promenade lungo le sponde del fiume Dnestr chiama. “Tra l’altro, guarda che panorama postmoderno: sullo sfondo il Soviet Supremo, poco avanti una cappella ortodossa con le sue guglie dorate che splendono al sole e in primo piano, a ridosso del fiume, uno skate park pieno di ragazzi con le BMX”. Nessun Komsomol e nessuna organizzazione di attività giovanili, i ragazzitransinistri si percepiscono e si sognano normali, come i loro coetanei dei paesi riconosciuti. Dopo l’analisi sociologica incombe quella storica, effettuata all’interno del Museo di Storia locale, “[…] davanti al quale svetta una statua di Vladimir Il’ič Ul’janov, in arte Lenin, in granito rosso, con mantello svolazzante. Lo sguardo fiero, proteso in avanti a vegliare sulla città”. “Stiamo pensando tutti la stessa cosa, vero?” “Sembra Batman”. Oltre alle babuske che sorvegliano le stanze, oltre ai noti Michail Larionov e Nikolaj Zelinskij , la presenza della direttrice ha permesso di apprendere qualcosa in più di questo piccolo paese imbrigliato tra ufficialità e ufficiosità. Un lembo che si sente e pensa russo, e vorrebbe avvicinarsi a Mosca, a cui vira la produzione artistica e culturale transinistra. Nostalgia dell’Urss e del comunismo? No. “Moldavi e ucraini non hanno saputo intrecciare una relazione con il passato comune. Lo cancellano, lo obliano, punto. Noi, invece, non rinneghiamo il nostro recente passato. L’epoca sovietica reca con sé tante cose; e anche qui ci sono pro e contro. Tiriamo le somme, consideriamo ciò che è meglio non si ripeta, ma no, non sputiamo sul nostro passato”.

Non è uno stato riconosciuto, ma ha la sua memoria, i propri miti e i propri martiri, e le fondamenta di questa identità risiedono della Guerra di Liberazione del 1992. Ogni angolo, ogni parola, ogni immagine sgretola come un castello di sabbia l’immaginario che noi abbiamo di questo luogo. Presente e passato convivono senza rancore, come ben mostra il Volna, locale dove il tempo essersi fermato. Gli arredi ricordano quelli di una mensa aziendale, la simbologia sovietica tappezza l’ambiente, e sul bancone abbiamo i 3 busti di Marx, Lenin e Stalin, in un’atmosfera inebriata dall’odore del boršč. Alla regia c’è una signora simpatica sulla settantina, locandiera e cuoca, che associa alla tradizionale cucina russa anche la gestione delle pagine social di questo affranto nostalgico.

Vanno bene la conoscenza e la savietà di chi ha più anni di noi e la testimonianza diretta di una storia che non c’è più, ma è altrettanto interessante imbattersi in una coetanea : Tat’jana. Intercettata tramite Martina mente contemplavano la gioventù transinistra, fissano un appuntamento per colazione al bar dell’università, Dolce vita. Tat’jana fa parte dell’esigua minoranza di giovani che decide di rimanere in Transnistria per studio e lavoro, studia giornalismo e vorrebbe rimanere nel posto dov’è nata, anche se ne riconosce la difficoltà, soprattutto nel suo campo.I l governo attua una forte censura e la carta stampata e la televisione sono moto controllati. Il soggiorno nel paese non riconosciuto sta terminando: il momento di Bendery è arrivato. Grazie a un tassista multitasking che si improvvisa anche guida, i tre ragazzi squarciano l’ultimo velo di Maya del loro viaggio. Bendery è una città tranquilla, molto spartana, soprattutto nelle zone periferiche, con una bassissima densità di popolazione, come lo sono tantissime altre località. In virtù della vera realtà, i benderiani non nutrono simpatie verso la pellicola di Gabriele Salvatores e il libro di di Nicolai Lilin. “Ah, ora ho capito. Qui da noi è arrivato solo il film, il libro non l’hanno mai tradotto. Ed è bastato così”.

Quell’attimo non voluto non può essere tergiversato e l’auto vede il proprio muso puntato verso Ovest dopo tanto.

La complessità a Est di Trieste non ha limiti, perché non arrecare gaudio nel lettore con qualche aneddoto sulla complessità dei Balcani? Anche il viaggio del ritorno è ricco di spunti con la prosa spensierata che contraddistingue Volna Mare , con i flashback storici inseriti al fine di far comprendere meglio il contesto storico-sociologico. Il soggiorno in Transnistria è solo il punto più lontano di un lungo viaggio che aiuta a vedere meglio le infinite intonazioni dell’Europa dell’Est. Passando per Ungheria, Moldavia, Romania, Serbia, Croazia e Slovenia il collettivo mostra i cambiamenti in atto, le affinità e divergenze tra Est e Ovest, dove collimano e dove ancora no.

Cosa prendete voi?”.

Per me una Cerevita”.

Una che?”.

Dai, la bevanda chimica che bevono da queste parti, una specie di Supradin balcanica”.

Non suona invitante. Andrò su una classica birra Osječko”.

Le ultime sorsate di Balcani”.

Con questa mi congedo anche io, tutto questo spirito di Balcani e l’afa bolognese mi stanno facendo pensare solo ed unicamente alle Laško che sono in frigo.

Grazie a Martina, Marco e Simone per la suggestiva guida turistica ideata e grazie ai ragazzi di Dots Edizioni.

Mi raccomando, comprate il libro perché Soros ancora non si occupa di giovani scrittori, giornalisti, fotografi ed editori.

Carrello–> https://www.dotsedizioni.it/prodotto/il-futuro-dopo-lenin-transnistria/

Foto di Marco Carlone (e dove vederle bene) https://www.marcocarlone.com/