Bocche di Cattaro : sfumature di un fiordo fluttuante.

Alcuni naviganti prima o poi tornano, gli altri partono per sempre. Si distinguono le navigazioni dopo le quali guardiamo le cose in modo differente, in particolare quelle dopo le quali vediamo diversamente anche il nostro passato, e persino il mare. Tali percorsi stanno all’inizio e alla fine di ogni racconto sul Mediterraneo”.

Impossibile non citare Predrag Matvejevic quando volgiamo lo sguardo ai percorsi storici dell’Europa Meridionale, quando nuotiamo in mezzo alle onde della memoria di millenni. Lì dove sono custoditi racconti vicini e racconti intimi. Noi fluttuiamo tra quelli intimi, perché, sempre per ricordare Matvejevic “il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità”.

In questo mare esiste il fiordo più meridionale d’Europa: Boka Kotorska, in italiano Bocche di Cattaro, la “Sposa dell’Adriatico”, per la struggente ed ammaliante bellezza con cui si presenta all’occhio del visitatore. La magnificenza paesaggistica potrete ammirarla e studiarla su manuali e guide apposite, qui cominceremo a trattare uno dei tanti chiaroscuri di questa baia dove le due coste dirimpettaie hanno visto spesso abbattersi la loro, pur lieve, distanza.

Questi territori hanno fatto fatto parte dello Stato da Mar, termine con cui la Repubblica di Venezia indicava i suoi domini marittimi. I quattro secoli della dominazione della Serenissima hanno lasciato una rilevante ricchezza storica, culturale, religiosa lungo la costa montenegrina, un tempo facente parte dell’ Albania Veneta. Quali territori comprendeva? Molto dell’attuale Montenegro, mentre dell’odierna Albania comprendeva solo i territori attorno alle aree di Scutari e Durazzo. “[…]erano i territori che davano accesso alla via Eniatia e dunque al collegamento via terra con Costantinopoli/Bisanzio, meta dei commercianti veneziani e legame con quell’impero romano d’oriente di cui Venezia si considera quasi continuatrice dopo esserne stata prima figlia[…]Colonie di mercanti veneziani sono presenti in forma stabile e organizzata in queste due città già dal XI secolo, e ne indirizzano e condizionano il governo fino ad arrivare ad assumerlo, nel corso del ‘300, in forza del ruolo di protettrice che Venezia, con la sua potente flotta, è in grado di offrire, a fronte soprattutto del profilarsi dell’avanzata turca”.1

Ma è negli anni attorno al 1420 che le Bocche di Cattaro, con Cattaro(Kotor), Perasto(Perast), Budua(Budva), Castelnuovo(Herceg Novi) e altre diventarono parte dell’Albania Veneta, sempre più contrapposta all’Albania ottomana. Seppur contenuta geograficamente, la zona era etnicamente composita, inizialmente “solo” con latini, croati, albanesi, successivamente con serbi, morlacchi, montenegrini, migranti accorsi per motivi economici e per sfuggire agli ottomani. Con la restante Dalmazia, l’Albania Veneta formava una sola entità amministrativa.

Il legame e gli investimenti della Serenissima verso queste terre furono tali che ancora oggi a Venezia per indicare un’amante troppo pretenziosa si suol dire “te me costi come i muri de Cattaro”. Un legame che si protrarrà per secoli, per diversi motivi, la città si San Marco era l’antemurale dell’Occidente contro un nemico esterno che non sembrava mai arrendersi o fermare la propria avanzata, per la felice cooperazione tra le due parti portò ad un florido sviluppo commerciale delle Bocche, diventando un punto di attrazione e salvezza anche per gli slavi dell’entroterra. Questa unione durerà fino 1797, quando la Serenissima, come una vecchia signora stanca e segnata da secoli di lotte, si consegnava alla storia millenaria scritta sulle onde del mare. L’ultima città ad ammainare il gonfalone di San Marco il 23 agosto 1797, quando Venezia era già caduta da tre mesi, fu Perasto, la piccola cittadina nel cuore delle Bocche su cui ho deciso di soffermarmi. Al centro del golfo, caratteristica con i suoi edifici di pietra bianca, verso la fine del XVI si affrancò da Cattaro diventando comune indipendente, caratterizzato da una grande forza navale e fiorenti commerci. “D’altro canto, viene sempre ricordata l’eccezionale abilità marinara e commerciale dei perastini, nonché la loro «naturale ferocia»che li rendeva particolarmente apprezzati nella difesa dei confini dei territori veneti dalle brame turche”.2

Oltre a ciò Perasto era inattaccabile(la sua tempra si mostrerà fino alla fine), grazie alla sua posizione strategica nel punto più stretto della baia, al sistema delle catene tese poste da una costa all’altra e alle sue nove torri difensive che cingolavano la città, non venne mai espugnata dagli Ottomani, nonostante fosse priva di mura. Il potere militare della città si consolidò parimenti al suo sviluppo economico, dovuto alla tradizione marinaia e ai suoi cantieri navali.Potere economico e militare erano alla base della società, che poteva contare su una consolidata tradizione marinaia e numerosi cantieri navali. Questa nomea valicava i confini, fino a giungere in Russia. Infatti, Pietro il Grande inviava i figli della nobiltà russa ad erudirsi presso Marko Martinović, celebre matematico e capitano di vascello. All’efficiente prosperità economica e militare corrispondeva una vigorosa opera di valorizzazione del territorio e della cultura. Vennero costruiti numerosi palazzi, tenute borghesi e chiese, tutto in stile barocco. Il biancore dei suoi palazzi incrociava il verdeazzurro del mare e i colori cangianti della flora mediterranea, facendo della “fedelissima Gonfaloniera” la seducente perla barocca del golfo. La città è dominata dalla fortezza di Santa Croce di forma rettangolare, con feritoie e bocche da fuoco per cannoni costruita nel tardo ‘600”.3

Sulla piazzetta principale sorge la vecchia chiesa parrocchiale di San Nicola, risalente al ‘400, che crea un complesso unico con l’incompiuta chiesa parrocchiale progettata nel XVIII dal veneziano Giuseppe Beati, di cui rimangono solo l’abside dell’altare maggiore, due sagrestie ottagonali e l’altissimo e monumentale campanile opera di Giovan Battista Scarpa. Oggi la chiesa incompiuta è sede del Museo ecclesiastico. Antistante il porto si trovano due isolotti dove sorgono rispettivamente l’abbazia di San Giorgio e il santuario della Madonna dello Scalpello, edificio sovrastato da una cupola di epoca più tarda. L’isola di San Giorgio è seminascosta da un bosco di cipressi e fino al 1866 vi sorgeva il cimitero di Perasto. Sembra che a quest’isola si sia ispirato il pittore svizzero Arnold Bocklin (1827-1901), precursore dei surrealisti, per il suo celeberrimo dipinto “L’isola dei morti”. Ma è l’altra, l’isola dello Scalpello, che ha una storia davvero suggestiva. Intanto, vanta una particolarità più unica che rara: è un’ isola artificiale, l’unica del genere nel Mediterraneo, sorta su di uno scoglio e edificata nel corso dei secoli dai marinai perastini. Ma è l’isola della Madonna dello Scalpello che vanta una unicità nel Mediterraneo, è un’isola artificiale, sorta su uno scoglio ed edificata dai marinai. Attorno ad essa vi è la storia mista a leggenda della Madonna(per chi volesse approfondire potete consultare questo sito)

Molti degli affreschi perastini,(tra cui quelli delle volte della Madonna dello Scalpello), delle decorazioni e in generale della pittura barocca della città furono opera degli artisti locali, come Tripo Kokolja, valorizzato dall’arcivescovo Andrija Zmajevich. Anche i superbi palazzi del centro “sono stati costruiti in stile barocco, con pianterreno coperto con volte di tufo, e costruzioni in legno per i piani superiori, con tetti in legno coperti di tegole. Gli edifici hanno due o tre piani, ma alcuni hanno anche un belvedere con timpanone in cima. Le scalinate esterne o interne sono in pietra o in legno, le incassature delle porte e i profili delle finestre sono scolpiti con pietra di Curzola4”.

Ricordiamo il Palazzo Bujovich, oggi sede del Museo civico, costruito nel 1694 dall’architetto veneziano Giovanni Fonta,Il palazzo della famiglia Balovich, a cui tanto dobbiamo delle memorie di questo fiordo, e il palazzo del conte Giuseppe Viscovich, ultimo capitano, protagonista del capitolo finale della Perasto Serenissima Gonfaloniera. Venne insignita così nel 1368 per aver supportato spontaneamente la flotta veneta durante un assedio ottomano, e per riconoscenza la città ebbe il dono e il privilegio di custodire il Gonfalone di guerra della Serenissima. Il Doge poteva contare su una guardia personale di dodici gonfalonieri durante le battaglie, provenivano tutti da Perasto. La Serenissima tramontava con l’abdicazione del Doge Ludovico Manin, in seguito all’invasione di Napoleone Bonaparte. Mentre il 12 maggio 1797 il Doge deponeva le insegne di San Marco, i perastini giurarono di rimanere veneziani. Fu l’ultima a spegnersi, quel 23 agosto 1797, giorno in cui i vessilli veneti garrirono al vento per l’ultima volta. Giuseppe Viscovich e tutta la comunità furono protagonisti di una commovente cerimonia, dove i vessilli vennero consegnati alle truppe straniere, mentre il gonfalone veniva seppellito sotto l’altare della chiesa di San Nicola. Giuseppe Viscovich pronunciò al cospetto di tutto il popolo un commovente e struggente discorso di commiato, passato alla storia col titolo di “Ti con nu, nu con ti”.

Qui ripropongo la versione tradotta in italiano :

«In questo momento crudele, che lacera il nostro cuore per la fatal perdita del serenissimo governo veneto, in quest’ultimo sfogo del nostro amore e della nostra fede, con cui onoriamo le insegne della repubblica, deh! siavi almeno, o miei cari concittadini, di qualche conforto il pensare, che né le nostre passate azioni, né quelle di questi ultimi tempi hanno dato origine a quest’amaro uffizio, che per noi ora diviene anzi virtuoso.

I nostri figli sapranno da noi, e la storia farà sapere all’Europa intera, che Perasto ha sostenuto fino agli estremi sospiri la gloria del vessillo veneto, onorandolo con quest’atto solenne, e deponendolo irrigato di lagrime universali ed acerbissime.

Esaliamo pur, miei concittadini, esaliamo il nostro dolore col nostro pianto; ma in mezzo a questi ultimi solenni sentimento con cui suggelliamo la gloriosa carriera da noi percorsa sotto il serenissimo veneto governo, rivolgiamoci tutti verso quest’amara insegna, e sfoghiamo la nostra afflizione così:

O vessillo adorato! Dopo trecentosettantasett’anni, che ti possediamo senza interruzione, la nostra fede e il valor nostro ti conservò sempre intatto non men sul mare, che ovunque fosti chiamato dai nemici tuoi, che furono pur quelli della religione.

Per trecentosettantasett’anni le nostre sostanze, il nostro sangue, le vite nostre ti furono sempre consacrate, e da che tu fosti con noi, e noi con te fummo sempre felicissimi, fummo sul mare illustri e vittoriosi sempre. Niuno con te ci vie mai fuggire, niuno con te ci poté vincer mai.

Se li soli tempi presenti, infelicissimi per imprevidenza, per viziati costumi, per dissensioni, per arbitrii illegali offendenti lla natura e il jus delle genti, tue sarebbero state sempre le nostre sostanze, il sangue e le vite nostre, e piuttosto che vederti vinto e disonorato da alcuni dei tuoi, il nostro valore, la fedeltà nostra, avrebbero preferito di restare sepolti con te.

Ma poiché altro a fare non ci resta per te, sia il nostro cuore la tua tomba onorata, e la nostra desolazione il più grande ed esteso tuo elogio.»

Dopo il proclama, si rivolse al pronipote «Inginocchiati, baciala e sovvengati di lei finché avrai vita»

Con queste confidenti e commoventi parole si chiude un altro capitolo dell’enciclopedia scritta e custodita tra le onde del mare dell’intimità.

Citazioni e fonti fluttuanti

1 Crevato Selvaggi Bruno Martinovic Jovan J. Daniele Sferra, L’Albania veneta. La Serenissima e le sue popolazioni nel cuore dei balcani, Biblion, 2012

2Erasmo Castellani, Voci distanti.La comunicazione tra governati e governanti nelle Bocche di Cattaro tra XVI e XVII secolo, Università Ca’ Foscari Venezia, 2012,

3L’Albania Veneta, pag. 32

4Ibidem, pag. 33

Perasto, “Fedelissima gonfaloniera”, http://bit.ly/2wxVDGt

Le tre Venezie, http://bit.ly/2P7GRNStor

STORIA: Perasto, perla del Mediterraneo che fece la gloria della Serenissima http://bit.ly/2T1AM5L

Voci distanti. La comunicazione tra governati e governanti nelle Bocche di Cattaro tra XVI e XVII secolo http://bit.ly/32bNNxN

Immagini fluttuanti 

Immagine copertina http://bit.ly/37LuRXQ

Prima immagine http://bit.ly/2HHLbyw

Seconda  http://bit.ly/2SWvusm

Terza  http://bit.ly/2ujcPic

Quarta  http://bit.ly/38Jz8g1

Quinta http://bit.ly/38Jz8g1

Sesta  http://bit.ly/2vLYWcP

Settima http://bit.ly/37IvT72