Il Cimitero Militare Polacco di Bologna : crocevia della memoria di due popoli.

L’avvicinarsi del 25 aprile e lo svolgimento della fiera Tanexpo due settimane fa a Bologna, mi hanno illuminato sul contenuto del seguente articolo. Ho meditato sotto la mia Ficus religiosa, cercando i lumi che dessero forma alle anonime pagine bianche di Word. La concomitanza tra l’imminente ricorrenza storica citata poc’anzi e la fiera dell’arredamento funebre e cimiteriale ha deciso che dedicassi il terzo articolo al Cimitero Militare Polacco di Bologna, ergo al 2° Corpo d’Armata Polacco.  La non ricchissima bibliografia e la sitografia scarna non hanno agevolato particolarmente il lavoro di ricerca, ma la passione storica per la Polonia e quell’imperativo kantiano di conoscenza che ognuno di noi dovrebbe avere nei confronti di quel 25 aprile 1945, hanno fatto sì che le fluttuazioni procedessero nel loro percorso.  Su quelle lapidi, su quelle effigi, sono scritte alcune delle pagine più dolorose della storia contemporanea bolognese, il cui dolore ha segnato fino alla morte i corpi ivi seppelliti degli uomini polacchi del II Corpo d’Armata polacca.

Il rapporto tra Bologna e la Polonia è affatto particolare e di lungo periodo. Nella complessa e articolata rete di legami sviluppatasi nel corso dei secoli tra Polonia e Italia, i legami culturali e religiosi hanno sicuramente avuto un ruolo di primo piano.  Era proprio questo grande interesse nei confronti della vita culturale e religiosa dell’Italia, che spingeva i nostri primi scienziati a intraprendere lunghi viaggi per andare a studiare a Bologna e Padova.

All’alba dell’età contemporanea, nella massiva sedizione di tutta Europa sotto l’avanzata degli eserciti francesi e nelle insorgenze per le identità nazionali si intrecciano vicende italiane e polacche. Proprio nella città felsinea Giuseppe Gioacchino Grabinski, dopo aver sconfitto i sostenitori dei poteri assolutisti, diviene comandante dell’esercito delle Province unite.

Sul finire della seconda guerra mondiale, più di un secolo dopo, i soldati del 2° Corpo d’Armata Polacco guidati dal valoroso generale Władysław Anders sono i primi liberatori a giungere a Bologna la mattina del 21 aprile del 1945. Adesso occorre una digressione storica, seppur breve. Non è mia intenzione farvi trovare di fronte una copia del Sabatucci-Vidotto, che tanti hanno incrociato durante le selve oscure universitarie.  La storia del 2° Corpo d’ Armata Polacco è strettamente collegata alla formazione dell’Armata Polacca nell’URSS sotto il comando del generale Władysław Anders. L’unità venne creata dopo l’aggressione della Germania nazista all’URSS e in seguito alla stipulazione, nell’agosto del 1941, del patto polacco-sovietico firmato dal governo polacco in esilio a Londra, con a capo il generale Władysław Sikorski. L’Armata Polacca nell’URSS fu composta dai cittadini polacchi che si erano trovati nei campi di prigionia e nei lager sovietici, caduti prigionieri, arrestati o deportati da Stalin, dopo la spartizione della Polonia tra Germania e URSS in seguito al patto Molotov- Ribbentrop.

In seguito alla violazione del patto da parte dell’URSS, il governo polacco fu costretto a far evacuare, nell’estate del 1942, le già esistenti unità dell’Armata Polacca insieme ai civili in Medio Oriente sotto il dominio britannico. Dopo l’unione con la Brigata Autonoma “Fucilieri dei Carpazi”, nel 1942 venne creata l’Armata Polacca in Oriente dalla quale, nel luglio del 1943 fu individuata un’unità autonoma denominata il 2° Corpo d’Armata.

La formazione del 2° Corpo d’Armata era legata alle intenzioni degli alleati della Polonia, la Gran Bretagna e Stati Uniti, di trasferire questa unità a combattere in Europa sul fronte italiano. Il governo polacco in esilio condivideva pienamente le intenzioni degli alleati, vedendo in Italia la via più breve per la liberazione della Polonia. Il carattere partecipato della guerra aveva coniugato le istanze degli italiani a quelle dei polacchi. Resistenza bolognese e guerra del II Corpo d’armata polacca per libertà uguaglianza e per la propria identità nazionale, oggetto di sopruso da tempo. Non percorro le battaglie combattute e vinte(tra cui quella più famosa, quella di Montecassino), ma arriviamo in Emilia Romagna, dove avviene l’ultimo  spargimento di sangue del corpo polacco. Nell’aprile del 1945 i polacchi raggiunsero la linea del fiume Gaiana, dove incontrarono una tenace resistenza dei paracadutisti tedeschi. Su quel piccolo fiume, nei giorni 18 e 19 aprile 1945 ebbe luogo una battaglia particolarmente accanita, durante la quale entrambe le parti nemiche riportarono gravi perdite. La vittoria polacca in quella battaglia spinse definitivamente il comandante tedesco ad abbandonare Bologna. Dopo uno scontro sul fiume Idice, entrò alle sei del mattino del 21 aprile 1945, come primo reparto alleato, nel centro di Bologna, due ore prima dell’arrivo dei reparti americani e italiani.

Vennero issate bandiere bianco-rosse sulla torre più alta della città, Torre degli Asinelli, e sul municipio, tra i festeggiamenti e la gioia del popolo bolognese. Il consiglio comunale onorò i 215 militari polacchi con delle medaglie commemorative  con la scritta : “Ai liberatori che primi entrarono in Bologna il 21 aprile 1945- per benemerenza”.

Con la liberazione del capoluogo emiliano finì il percorso bellico durato quattordici mesi del II corpo d’Armata Polacco, costato 4000 vite.

Il Cimitero di Guerra Polacco di Bologna- San Lazzaro di Savena è il maggiore tra le quattro necropoli militari polacche in Italia( ricordiamo che le altre sono site a Montecassino, Loreto e Casamassima). Qui sono sepolti 1432 militari del Corpo Polacco caduti sulla Linea Gotica, sull’ Appennino emiliano e durante la lotta per la Liberazione di Bologna, i cui corpi erano precedentemente disseminati lungo il percorso. Il Cimitero è stato realizzato su iniziativa del Comandante del 2° Corpo d’Armata Polacco, Władysław Anders. È stato costruito nel periodo dal 1 luglio fino al 15 dicembre del 1946 su progetto del sottotenente ingegnere architetto Zygmunt Majerski e sotto la supervisione dell’ingegnere Roman Wajda e gli elementi ornamentali sono stati progettati e realizzati dall’architetto e scultore Michał Paszyna. La necropoli è stata consacrata il 12 ottobre 1946 durante una messa ecumenica celebrata dal vescovo militare delle Forze Armate Polacche in Occidente, Don Józef Gawlina, alla presenza dell’ospite d’onore, il generale di div. Władysław Anders. Dal 1946 il cimitero è rimasto sotto la tutela rispettivamente del clero locale italiano assieme ai soldati del gen. Władysław Anders rimasti in Italia, dell’Associazione dei Combattenti Polacchi – sede di Torino, del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra. Del cimitero si occupa anche l’Associazione delle Famiglie dei Combattenti Polacchi in Italia.

Al suo ingresso è presente un grande monumento dedicato al generale  Anders e la costruzione che dà accesso al cimitero è interamente in marmo, eccetto le cancellate in ferro. Si tratta di un ingresso a pensilina formata da un’ architrave sorretto da due strutture laterali a parallelepipedo e quattro elementi che sembrano pilastri da una visione frontale, ma, entrando, si rivelano muri con fronte assai stretta e di notevole profondità. Queste strutture delimitano cinque ingressi chiusi da cancellate in ferro. Sull’architrave è incisa un’iscrizione, sulla parte superiore dei muri laterali sono apposti due stemmi, i quattro elementi che sorreggono l’architrave terminano con una decorazione a rilievo.

L’opera architettonica ha dimensioni tali che domina in modo imperioso alla vista, tesa evidentemente a suggerire l’importanza del luogo, del suo significato e del sacrificio compiuto dai soldati polacchi per gli italiani.

Ogni anno, il 21 aprile viene celebrata la messa in occasione delle manifestazioni per la Liberazione di Bologna, per ricordare i  Polacchi che giacciono in Italia, a seguito della Guerra, all’ombra delle betulle, sulle rive di un fiume, come nella loro terra.

Il secolo scorso è costernato da tanti campi, da luoghi d’ombra di varia natura, da tante fosse. Nessuna è  pericolosa quanto la fossa della memoria breve, del revisionismo e dell’oblio. Ricordiamo i decenni passati con la rappresentazione degna che meritano.

Fonti e citazioni fluttuanti

Il 2 corpo polacco in Romagna, Enzo Casadio.

Il cimitero militare polacco di Bologna, Enzo Casadio, Massimo Valli